martedì 15 gennaio 2013

[DOWNLOAD] ADOBE PHOTOSHOP CS6


Quest’oggi vi spiegherò in brevissimi passi come scaricare, installare e crackare il nuovo Adobe Photoshop CS6 senza limitazioni.

Requisiti per Adobe Photoshop CS6:

Appena soddisfatti i requisiti, passiamo al procedimento.

Procedimento:

Dal sito ufficiale dovete scaricate la versione di prova del programma (http://www.adobe.com/cfusion/tdrc/index.cfm?product=photoshop&loc=it) selezionate la lingua italiana e cliccate su “SCARICA ORA”. Fatto ciò partirà l’Adobe Assistant che guiderà il download. Vi servirà un account Adobe per procedere al Download. Al termine del download dei pacchetti di Adobe Photoshop CS6, partirà la vera e propria installazione. Vi chiederà se possedete un seriale valido o volete procedere con l’installazione della versione di prova. Ovviamente cliccate su “Prova”. Finita l’istallazione NON AVVIATE IL PROGRAMMA, ma scaricate la libreria (http://www.mediafire.com/?dvbqnfz8s12buv6). Aprendo la libreria ci sono due cartelle.
- Se avete un sistema a 64 bit dovrete sostituire il file amtlib.dll, presente nella cartella della libreria 64 bit, in —->C:\Program Files\Adobe\Adobe Photoshop CS6 (64 Bit)\
- Se avete un sistema 32 bit dovrete sostituire il file amtlib.dll, presente nella cartella 32 bit, in —> C:\Program Files (x86)\Adobe\Adobe Photoshop CS6\
Fatto questo potete avviare il vostro programma Photoshop CS6 craccato  e completamente funzionante senza alcuna limitazione.
Guida a solo scopo informativo, io non mi assumo le responsabilità di ciò che potete causare.

Windows 8, la nuova era è iniziata


Metro, la nuova interfaccia. Touchscreen, la nuova parola d’ordine. Mobile, il nuovo dogma. Ubiquità, la nuova ispirazione. Tutto ciò è Windows 8, il sistema operativo con cui Microsoft tenta la grande rivalsa nei confronti di Apple e Google tanto su desktop quanto su mobile. L’esordio, non a caso, avviene su un tablet Samsung a dimostrazione del fatto che il progetto è già maturo ed a partire dal 26 ottobre 2012 disponibile in beta release per il grande pubblico.
Windows 8 è stato rilasciato in Release Preview per consentire a tutti di assaggiare le grandi novità che ne caratterizzano il concept: l’interfaccia è quel che più caratterizza la nuova realtà, portando sotto gli occhi degli utenti qualcosa di completamente nuovo e differente rispetto al passato. Le “live tile” sono il nuovo canale di accesso a software ed applicazioni, mentre un semplice switch consente di passare su richiesta al desktop tradizionale. Dita o mouse, poco importa: Windows 8 è in grado di accogliere ogni tipo di interazione. Internet Explorer 10 è il browser che accompagnerà il sistema operativo fin dal suo esordio.
Tre le versioni disponibili: Windows 8, Windows 8 Pro e Windows RT. Di particolare interesse la formula di aggiornamento a basso costo (39,99 dollari per passare a Windows 8 Pro) ed il progetto Surface con il quale Microsoft torna a produrre device per accompagnare il proprio sistema operativo.

L’esordio

Buone le sensazioni dell’esordio: i riscontri della critica sono stati positivi, ma il potenziale del sistema operativo andrà esplorato anche al di fuori del solo hardware fornito alla prima ufficiale. Quel che appare certo è il fatto che Windows 8 abbia ora quanto necessario per sfondare nel mondo tablet in opposizione ad iOS ed Android, mentre a livello desktop occorrerà capire quanto la nuova esperienza saprà sposare la necessità di innovare con i rigidi standard del mondo business.
Prima dell’esordio Intel ha parlato di un sistema “non finito”, plaudendo però alla volontà Microsoft di anticipare i tempi a tutti i costi ed arrivare così sul mercato in tempi rapidi. Prima della release ufficiale, però, proprio da Microsoft giunge la risposta attesa: un aggiornamento post-RTM è stato rilasciato per migliorare performance, stabilità e gestione energetica, così che fin da subito i device Windows 8 possano offrire una esperienza utente di alta qualità. Il gruppo ha quindi rimandato al Service Pack 1 ulteriori novità in grado di ottimizzare la gestione delle risorse da parte di ognuno dei partner ed ognuno dei relativi device.

Windows 8, una nuova era

Steve Ballmer in tempi non sospetti aveva definito Windows 8 come la più grande scommessa mai intrapresa dal gruppo: oggi è chiaro il motivo delle parole del CEO di Redmond. Ma l’arrivo del sistema operativo significa anche qualcosa di ulteriore: il gruppo si è dotato di un nuovo logo, ha abbracciato una nuova interfaccia grafica sui propri prodotti ed ha intrapreso una fase di cambiamento radicale anche in termini di modello di business.
Ballmer ha infatti chiuso l’anno fiscale 2012 con una lettera agli azionisti nella quale ricorda che nulla sarà più come prima: Windows 8 è al centro di una rivoluzione che coinvolge l’intero gruppo, si fa baricentro di una integrazione profonda tra i vari asset e promulga l’idea della produzione hardware ove la collaborazione con i partner non sia sufficientemente remunerativa o soddisfacente.
Windows 8 significa per Microsoft anche qualcosa di più di un semplice sistema operativo, quindi: significa una nuova era, in tutto e per tutto.

Recensione Samsung Galaxy S3: uno dei migliori cellulari in commercio


La confezione del nuovo Galaxy S III non offre alcuna novità rispetto al passato. Abbiamo il caricatore da viaggio, gli auricolari in ear con adattatori e jack da 3.5 millimetri, e il cavo dati. La batteria è da 2100 mAh. La sim da inserire è in versione "micro" e nel vano batteria c'è anche la possibilità di inserire una ulteriore scheda di memoria di tipo microSD fino a 64Gb.

Materiale 

La cover in policarbonato è molto robusta, resistente ai graffi e allo stesso tempo anche molto flessibile. La chiusura è solida sullo smartphone, proprio come per Galaxy S II o Galaxy Nexus. Frontalmente è presente un rivestimento trasparente a protezione della verniciatura e dei componenti interni. Lo smartphone si tiene in mano molto bene, anche se bisognerà impiegare un po’ di tempo per destreggiare al meglio le generose dimensioni.

Display

Il display di ben 4.8 pollici è creato in tecnologia SuperAMOLED. La risoluzione è HD, cioè 1280 x 720 pixel, da rende le icone definite ad ottimi livelli. Certo è ancora un Pen Tile e quindi Samsung potrà ancora evolversi, ma possiamo garantirvi che è difficile trovare un difetto quando si ha davanti lo schermo di Galaxy S III.

Hardware

Processore quad core da 1.4 GHz, 1 GB di RAM e ben 16 GB di memoria interna (espandibile tramite microSD). Sono presenti i sensori più disparati, la fotocamera è di ottima qualità (migliore probabilmente di qualsiasi altro smartphone Android,). Lo speaker è molto potente, la porta microUSB funge anche da MHL per utilizzare cavi HDMI. Non manca NFC, bluetooth alla versione 4.0 e connettività fino a 21 Mbps.

Software

Il software di Galaxy S III è sicuramente uno dei punti dolenti. Abbiamo riscontrato alcuni piccoli bug, possiamo dire che la TouchWiz presente su questo Galaxy S III non riserva particolari sorprese e anzi perde qualche piccole funzione rispetto al passato. Il sistema è fluido in modo ineccepibile, ad eccezione di alcune situazioni in cui incappiamo in piccoli glitch. Niente di non risolvibile con un aggiornamento, ma soprattutto difetti difficilmente notabili nell’uso quotidiano.

Autonomia

Senza moderarne l’uso abbiamo notato che raggiunge senza grossi problemi oltre 18 ore di autonomia.

Colori

Attraverso il comunicato stampa ufficiale, Samsung ha ufficializzato l’arrivo sul mercato italiano delle nuove colorazioni ispirate alla natura per il top gamma. Oltre al Bianco e Blu si  andranno ad aggiungere: Amber Brown, Garnet Red e Titanium Grey  le tre tonalità che richiamano gli elementi della Terra, uniche ed esclusive aggiungono un tocco artistico alla cover posteriore grazie a Hyperglaze, un materiale puro e lineare che crea l’illusione di un doppio colore e dona profondità allo smartphone.

Prezzo

Il prezzo è sicuramente il punto dolente di questo smartphone , 699 euro la versione da 16 GB, 779 euro quella da 32 GB.

Acquisto

E’ quasi impossibile che Galaxy S III vi deluda una volta acquistato ed è probabilmente uno dei  miglior smartphone in assoluto in commercio. Noi ne consigliamo l’acquisto. 

Recensione: iPad Mini, l' iPad 2 si è ristretto


Quando a gennaio del 2010 Steve Jobs presentò al mondo l’iPad, chiarì che Apple non aveva dubbi: la dimensione ottimale per lo schermo di un tablet è 10”, più precisamente 9,7” in formato 4:3. Questa presa di posizione ci è ritornata in mente quest’anno, guardando l’iPad mini ed il suo schermo da 7,9”. Tralasciando caratteristiche hardware ed utilità del prodotto, era inevitabile che partisse la classica caccia alle streghe. La stessa situazione l’abbiamo vissuta ai tempi della presentazione delMacBook Air 11”, avvenuta solo pochi mesi dopo che Jobs aveva dichiarato di non aver intenzione di realizzare dei “netbook” (al tempo molto gettonati) ritenendoli inutili. La similitudine teorica tra un Air 11” ed un netbook sembrava lampante e ciò è stato causa della medesima reazione dei media a cui assistiamo oggi con l’iPad mini. Ma ben presto è stato chiaro che il portatile super leggero realizzato da Apple fosse un prodotto diverso sotto ogni aspetto, senza dubbio più caro ma così valido che, mentre i netbook si avviavano a scomparire, egli divenne il capostipite di una nuova generazione di portatili, indicati da Intel con il termine ultrabook (e dichiaramente ispirati al prodotto Apple).
Ci sono voluti ben 34 mesi affinché Apple si decidesse a creare una variante più piccola del dispositivo che ha riscritto la genetica dei tablet e questo lasso di tempo non può semplicemente essere ignorato.
A gennaio del 2010 è stata presentata una scommessa: un unico prodotto ma così avanzato che non ha avuto nessuna concorrenza per un lungo anno. I produttori hanno letteralmente annaspato per mesi cercando di inseguire Apple, annunciando prodotti mai realizzati ed altri finiti nel dimenticatoio. Era inevitabile che il vantaggio dell’iPad si riducesse con il tempo, ma il successo della prima versione non lascia spazio a dubbi riguardo la validità della scelta dei 10”. Per la tecnologia del tempo si era raggiunto il livello ottimale di prestazioni, dimensione dello schermo, risoluzione e durata della batteria.
Circa 20 mesi dopo il primo iPad ho avuto modo di provare un kindle da 7” e di apprezzarne le doti di portabilità dovute al piccolo schermo. È da allora che sottolineo l’importanza di un tablet Apple più piccolo e leggero, per questo non ho potuto che ben accogliere l’iPad mini. Ma cosa è successo? Cook e soci si sono accorti di un fiorente mercato di piccoli tablet economici in cui non erano presenti? Sicuramente questo è stato uno degli aspetti valutati ma non certamente l’unico dal momento che, se così fosse, i 329€ dell’iPad mini rappresenterebbero una scommessa persa in partenza contro i 199€ di alcuna concorrenza.
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L’aspetto economico è entrato in gioco quando si è trattato di deciderne le caratteristiche hardware, più che altro per evitare sovrapposizioni con l’iPad 4 – mentre la versione 2 rimane piuttosto allineata per chi preferisse lo schermo più ampio. L’attuale iPad mini ha un costo di produzione stimanto di circa $188, considerando solo i componenti, il cui 43% è dovuto proprio al display. Il pannello IPS da 7,9” è stato realizzato con la nuova tecnologia GF2 che lo rende più sottile ed offre colori migliori rispetto l’iPad 2, seppure mantenga la stessa griglia di pixel. Non è un display Retina semplicemente perché questo avrebbe reso necessario un chip più evoluto dell’A5, almeno un A5X, ed anche una batteria più capiente. Il costo sarebbe lievitato in modo considerevole e non avrebbe avuto più un posizionamento valido nell’offerta Apple. Il confronto con gli altri tablet da 7” è comprensibile ma non per questo corretto. Gli altri vengono venduti a prezzo di costo nella speranza di crearsi un mercato; finanche in perdita, nel caso di Amazon, contando di guadagnare tramite la vendita dei contenuti. Google ha addirittura dichiarato di aver realizzato il recente Nexus 10 augurandosi di spronare gli sviluppatori a creare app di qualità per i tablet Android, sottolineando quella che è la più grande carenza rispetto iOS. In sostanza Apple non ha nessun motivo di inseguire, né per i prezzi, né per le scelte progettuali. Quando si ha un iPad mini per le mani, ci si accorge facilmente che non ha nulla in comune con quei tablet da 7″ a cui viene facilmente paragonato.
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Se avete visto dal vivo un iPhone 5, sarete senza dubbio stupiti del fatto che l’iPad mini è ancora più sottile. Con i suoi 7,2 mm e 310gr di peso è anche più leggero di un Kindle Fire HD – tanto per citarne uno degli “altri” – seppure sia costruito con vetro ed alluminio invece che banale plastica. Il contrasto tra qualità dei materiali e peso crea un effetto incredibile, sembra quasi che qualcuno lo sollevi per noi. 
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La cornice intorno allo schermo è più sottile ai lati, come nell’iPhone e nell’iPod touch. Questo consente di avere un dispositivo con una larghezza complessiva confrontabile con quella di altri tablet da 7″ anche se l’iPad mini ha uno schermo da 7,9″ in formato 4:3 che consente di avere una ben più ampia superficie utile.
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Anche qui era immediatamente partita una critica riguardo l’impossibilità di poggiare i pollici lateralmente senza azionare il touch, ma, già nel nostro live durante la presentazione, abbiamo detto: aspettate a sollevare polveroni perché è impossibile che in Apple non ci abbiamo pensato. In effetti la risposta del touchscreen è stata opportunamente calibrata per riconoscere il tipo di pressione causata dal pollice ed ignorarla con estrema precisione. Si può tenere l’iPad come mostrato nell’immagine sottostante e scorrere con l’altro dito senza che il pollice venga considerato. Semplice e funzionale.
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È facile prevedere che l’iPad mini con display Retina uscirà. Che sia nella prossima o nella successiva generazione, dipenderà esclusivamente dalla possibilità di avere un SoC più prestante (per sopperire alla risoluzione) ed una batteria più capiente (per bilanciare lo schermo) senza incidere troppo sui costi di produzione. Lo schermo dell’iPad da 9,7″ ha 2048 x 1536 pixel con una risoluzione di 264 ppi ed è senza dubbio spettacolare. L’iPad mini ha la stessa quantità di pixel dell’iPad di seconda generazione  (1024 x 768) ma essendo su uno schermo più piccolo raggiunge i 163 ppi. I confronti che ho visto finora sono quasi impietosi nei confronti del piccolo iPad perché non tengono conto della diversa superficie del display. L’immagine seguente è un chiaro esempio di questo errore perché le icone sull’iPad tradizionale sono certamente più definite ma sono anche più grandi, cosa che non viene considerata in un simile confronto:
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Un più realistico confronto 1:1 dimostra che la differenza tra due display è molto meno percepibile dall’utente. Specie perché, durante l’uso, ho avuto modo di verificare che l’iPad e l’iPad mini si mantengono più o meno alla medesima distanza dagli occhi. Quel che cerco di dire è che seppure il display Retina da 9,7″ sia indubbiamente migliore e speriamo che venga implementato prima possibile anche sul piccolo iPad (dove la risoluzione salirebbe a 326 ppi), l’attuale modello non è poi così drammaticamente scadente come vogliamo convincerci:
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Vi porto un altro esempio con la lettura tramite iBooks del medesimo libro impostato su sfondo nero – che è il più difficile da renderizzare in modo pulito. Anche impostando un font più piccolo sull’iPad mini al fine di eguagliare il numero di pagine che si ottiene sul modello tradizionale (cosa che all’atto pratico non è necessaria) il testo rimane comunque ben leggibile.
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Durante il periodo di test sono state davvero poche le aree in cui la ridotta risoluzione dello schermo – che, ricordiamolo, è sempre superiore a quella dell’iPad 2 – ha mostrato i suoi limiti. Capita ad esempio con alcuni popup del centro notifiche, dove viene impiegato il font della medesima dimensione dell’iPad – e sarebbe il caso che Apple lo adattasse – e con alcune riviste in PDF con impaginazione fitta, come nell’esempio seguente in cui si vede una pagina a 3 colonne in verticale, ovvero sul lato corto dell’iPad mini (in orizzontale si vede decisamente meglio).
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Grazie al SoC A6, iPhone 5 ed iPad di quarta generazione (che monta l’A6X) hanno segnato picchi di prestazioni davvero notevoli. Pensate che una workstation del 2005 come il Power Mac G5 otteneva medesimi risultati. Il mini usa l’A5 con prestazioni analoghe a quelle dell’iPad 2 e dell’iPad 3, dal momento che l’A5X di quest’ultimo era migliorato solo nel comparto GPU per sopperire alle necessità dovute dal display Retina. È chiaro che l’iPad di fine 2012 si posizioni su una scala di valori migliore, ma l’iPad mini si comporta egregiamente in tutti i campi e, rispetto il precedente iPad, trovo che viaggi anche meglio, specie con i giochi.
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Il profilo dell’iPad mini presenta una finitura molto simile a quella dell’iPhone 5 per cui il display risulta incassato nella cornice. La smussatura non è pronunciata come sull’iPad da 9,7″ e questo lo rende più agevole da maneggiare dal momento che non si avverte lo spigolo che preme sul palmo della mano. Per tutte le altre caratteristiche si comporta egregiamente con batteria che dura per giorni, Wi-Fi molto veloce (802.11b/g/n), iSight Camera da 5 megapixel con sensore retro illuminato ed apertura f/2.4, video 1080p con stabilizzazione elettronica e FaceTime HD per video chiamate FaceTime a 720p.
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In basso si nota il nuovo connettore Lightning, estremamente pratico ma ancora poco diffuso in quanto ad accessori, e gli speaker stereo che offrono un’ascolto decisamente migliore rispetto quello degli altri iPad, specie sui bassi finalmente più pronunciati e godibili. Sul lato vi è lo switch per la modalità silenziosa – utilizzabile alternativamente come blocco rotazione – ed il controllo volume realizzato con due tasti distinti, soluzione forse più efficace rispetto il classico bilanciere. A livello cromatico l’iPad mini è più simile all’iPhone 5 che a tutti gli altri iPad, per cui la variante nera ha il retro interamente in alluminio color ardesia: molto bello ed apparentemente non troppo delicato. Nella settimana di prova è stato utilizzato senza troppa cura da molte mani senza che si evidenziasse alcun difetto.
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A livello ergonomico è decisamente di un’altra categoria rispetto qualsiasi altro tablet. Piccolo e leggero al punto da poter essere tenuto senza difficoltà anche con una mano e con un display di dimensione molto più godibile rispetto i classici 7″. L’impressione è che si riesca a fare tutto quello che si fa con il fratello maggiore ma con una portabilità incredibilmente migliore. Anche la tastiera è più comoda ed in modalità verticale è davvero un piacere da usare.
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Per il momento l’offerta Apple sembra piuttosto bilanciata in campo tablet e quello che potrebbe maggiormente soffrire per l’iPad mini è l’iPod touch. L’ultima generazione ha un prezzo base di 329€, equivalente a quello del piccolo iPad, seppure con 32GB di memoria. Per quanto siano due prodotti differenti l’uguaglianza di prezzo li rende naturali concorrenti e se un iPod touch non ha senso per chi ha già un iPhone, l’iPad mini ce l’ha eccome. Entrambi non possono telefonare ma il mini sarà disponibile anche con modulo dati (da fine novembre), avendo un’ulteriore freccia al proprio arco.
guadagni
La linea iPod non naviga in acque sicure già da qualche tempo, segnando risultati sempre più negativi ogni quadrimestre, per cui questa parziale sovrapposizione con l’iPad mini non appare affatto casuale: ad Apple serviva un nuovo dispositivo leggero ed economico che potesse rappresentare ciò che è stato l’iPod touch nei primi anni di vita di iPhone. Oggi che la piattaforma è più matura, le app sempre più complete e l’iTunes Store non vive solo di musica, l’iPad mini diventa il perfetto dispositivo di elezione per il mondo iOS.
modelli
voto 4,5Per quanto riguarda il confronto con l’iPad tradizionale e la scelta del taglio di memoria, preferisco non pronunciarmi in modo assoluto. Personalmente trovo che lo schermo da 9,7″ sia più adatto in casa, magari anche solo Wi-Fi, mentre chi è spesso in movimento non avrà che vantaggi nella scelta del 7,9″, specie nella variamente Wi-Fi + Cellular attesa per fine novembre. Probabilmente il prossimo iPad prenderà il meglio dal nuovo fratellino e sarà finalmente più leggero e con una cornice più contenuta. Fino ad allora la piacevolezza d’uso dell’iPad mini costituirà il nuovo punto di riferimento per i tablet. Lo sconsiglierei solo a chi è particolarmente sensibile alla questione pixel, invitandolo però ad usarlo dal vivo per qualche minuto dalla normale distanza di lavoro.
[per chi fosse interessato agli sfondi usati per l'iPad, li trovate a questo indirizzo]

[RECENSIONE] iPhone 5: 5 motivi per comprarlo e altri 5 per non comprarlo


Perché sì
- Peso e dimensioni
È decisamente più leggero e sottile del precedente modello 4S: 114 grammi contro 140, 7,6 millimetri di spessore contro 9,3. Le differenze si vedono e si sentono anche al primo contatto con il nuovo modello. La forma, più lunga e sfilata, tipo un telecomando, non pregiudica l’ergonomia: si impugna sempre facilmente nonostante sia più lungo di quasi 1 centimetro.
- Display
Anche Apple ha deciso di allargare lo schermo del suo iPhone, fermo a 3,5 pollici dalla prima versione. Ora è da 4 pollici e con risoluzione superiore: 640 x 1136 pixel (contro i precedenti 640 x 960). Migliorata anche la qualità: ha un miglior contrasto e riflette meno la luce solare quando si usa l’apparechio all’aperto.
- Siri al meglio
L’assistente personale che ci ascolta e risponde è disponibile anche su iPhone 4S, se aggiornato al sistema operativo iOs 6. Ma il 5 utilizza tre microfoni (uno frontale, uno sul retro e uno sotto) e una particolare tecnologia che migliora il riconoscimento della voce. Così Siri capisce meglio quello che le diciamo.
- Connettività
iPhone 5 è già pronto per le reti di quarta generazione (Lte), in arrivo da noi tra fine anno e inizio 2013: si navigherà fino a (teorici) 100 Megabit al secondo. Nel frattempo si può beneficiare della massima velocità possibile su reti 3G, in modalità Hspa+ Dual Carrier (42 Megabit al secondo, contro 14,4 del modello 4S)
- App
Durante il lancio, il presidente di Apple Tim Cook ha annunciato che le applicazioni disponibili sono arrivate a 700 mila (di cui 250 mila anche o solo per iPad). La qualità media delle app resta superiore a quella dei concorrenti. E ci sono chicche come Passbook per gestire col telefono carte d’imbarco o carte fedeltà.
Perché no
- Più delicato
Benché il design ­- un rettangolo con bordi arrotondati – sia pressoché identico alle precedenti due versioni, i materiali sono stati rivisti. L’effetto è elegante e piacevole al tatto, ma il retro in alluminio (e non più in vetro) rischia di essere facilmente esposto a graffi e danni. Attenti a infilarlo in tasca con le chiavi.
- Mappe
La nuova app per le mappe sviluppata da Apple sostituisce Google Maps e ha fatto piovere molte critiche sull’azienda. In effetti, benché abbia diversi punti di forza (la navigazione vocale, le città in 3D), non ha la ricchezza e la precisione di quella precedente. Per non parlare di concorrenti come Nokia, che nel settore sono molto più avanti.
- Nuovo connettore
Apple ha sostituito il connettore, la porticina sul lato inferiore per la ricarica e per il collegamento al computer. Lo storico “30-pin” è stato sostituito da un modello più piccolo. Non l’ormai standard micro Usb ma un modello proprietario chiamato Lightning. Un guaio per chi ha molti accessori compatibili con i vecchi iPhone. Gli adattatori ci sono ma costano 29 euro l’uno.
- Prezzo
Per mettersi in tasca il nuovo iPhone bisogna scucire almeno 729 euro e si arriva all’esorbitante cifra di 959 euro per il modello con più memoria (64 GB). Gli italiani pagheranno l’iPhone 50 euro più di francesi e tedeschi e 60 più degli spagnoli. Le offerte degli operatori (da 29 euro al mese) possono essere un’alternativa ma vi obbligano a tenere il telefono per almeno 2 anno e mezzo.
- Aggiornamento modesto
Il sito di Wired, vera “bibbia” made in Usa della tecnologia, ha definito il nuovo iPhone “l’aggiornamento più noioso della storia”. In effetti, per chi ha già un iPhone 4 e soprattutto 4S la spinta a passare al nuovo melafonino è davvero debole. Se avete invece un più vecchio 3G o 3GS l’upgrade può avere senso.
Su Vita Digitale trovate i prezzi dell’iPhone sul mercato libero e con le offerte di traffico degli operatori.

Perché non comprarlo
Attenti ai graffi. Diversi acquirenti americani hanno lamentato segni sul retro, soprattutto per il modello di colore nero, addirittura per telefoni nuovi di zecca. Lo stesso Phil Schiller, capo del marketing di Apple, ha ammesso che «qualunque prodotto di alluminio può rigarsi con l’uso. È normale». È normale ma non per Apple, cui si perdona ben poco. Come nel caso della nuova applicazione per le mappe, sviluppata in casa da Cupertino e che ha sostituito Google Maps. Troppe le imprecisioni segnalate dagli utenti. Ma a una prova pratica sulle strade italiane l’allarme può essere almeno ridimensionato. L’app funziona un po’ peggio di Google Maps e decisamente peggio dell’ottimo Nokia Drive (le mappe dei finlandesi) ma senza radicali problemi. A questi due difetti veniali se ne aggiungono altri. Per comprimere le dimensioni, Apple ha rinunciato al suo storico connettore per il nuovo modello Lightning (lampo). Più piccolo ma incompatibile sia con i vecchi accessori (serve un adattore, che Apple non regala ma vende a «soli» 29 euro) sia con lo standard micro-Usb usato dagli altri produttori.
Infine c’è il prezzo. È l’iPhone più caro di sempre: da 729 euro ai 959 del top di gamma. In tempi di crisi e contrazione dei consumi quasi mille euro fanno un po’ impressione. D’altronde non lo prescrive il medico di svenarsi per uno smartphone ma agli italiani viene richiesto uno sforzo ulteriore: 50 euro in più di francesi e tedeschi, 60 euro più degli spagnoli, 70 più degli olandesi. Pesano Iva, tasse locali e Siae. Che però spiegano 10-15 euro e non 50. Il resto è lo spread Paese, inefficienze di trasporti e logistica in testa. E forse l’italica passione per quello che è bello e di moda. Costi quel che costi.

Infine vi linko un video sulle differenze tra iPhone 4s e 5